Ho comprato tre paia di calze, una maglia a righe di due o tre taglie più grande da indossare come vestito, un rotolino di scotch trasparente per fissare i fiocchi di neve di carta contro il vetro della nostra cucina, un libro su Chagall. Per Natale mi regalerò un paio di scarpette rosse per sognare più forte, o forse degli stivali, per saltare nelle pozzanghere senza preoccuparmi della pioggia che allaga le scarpe, impregna gli orli e pian piano risale fino alle ginocchia (a volte anche più su). Faccio cose che non dovrei fare e dico cose che non dovrei dirti: ignoro i segnali che il mio corpo mi manda dalla pancia fin dentro la testa, dimentico le date dei concerti come se non fossero importanti, di nascosto piango lacrime asciutte per un’abitudine che scambio per nostalgia. Mi dico che il rumore che sento è solo colpa del vento che soffia contro, mi dico che è solo il treno che fischia lontano, lontano.