Nella mia buca delle lettere, da quando sei partito, arrivano le tue parole. Arrivano anche le sue, e dentro - riesco a vederti - ci sei tu. Non le straccio, non cambio indirizzo, non le respingo al mittente; le metto da parte, come fossero per me, anche se sono lì a ricordarmi soltanto che per me non sono più. Vorrei non essere così: capire sempre tutto, sentirlo nell’aria e poi vederne i segni, riconoscere la punteggiatura. Ero io quella schiva e silenziosa, anche tra le tue braccia; tu eri quello che inventava storie, rideva forte, volava sempre troppo in alto e troppo lontano. Raccontami un’altra storia, una storia in cui riesco a raggiungerti senza per forza morire; raccontami un’ultima storia, una storia senza bugie, senza fuga e senza ritorno.