Tutto si cancella così, come scriveva Cortázar: perdendolo poco a poco, senza sforzo, attraversando ponti a mani piene e tirando ai passeri i ricordi a piccoli pezzi. Oppure così: svilendo tutto, togliendogli peso e spazio, sostituendolo con altro. Le parole non hanno consistenza neanche quando diventano corpo. Non hanno consistenza le labbra, i polsi, i capelli zuppi di pioggia e le dita che s’intrecciano attraverso; non ha consistenza tutto ciò che sta fuori e si vede e si può toccare, figuriamoci ciò che è racchiuso dentro (il passo di un libro imparato a memoria, l’attacco di una canzone che parla di partenze e di vento, la trepidazione dell’attesa, la gioia del ritorno), figuriamoci una promessa, figuriamoci un amore, figuriamoci un cuore.